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2 visitatori onlineDal festival della fotografia indipendente promossa da "OCCHI ROSSI FOTOFESTIVAL" 2010
Mostra fotografica " TUTTI I GIORNI" di Luciana Paris
“Tutti i giorni”
la vita tra appallottolamenti e spallottolamenti
Quanta vita pensate di poter concentrare in 15 giorni?
Per un drogato può equivalere a 90 assunzioni!
Questa è un’opera fotografica composita e necessariamente perseverante.
Ricorda l’ossessione serigrafica di Andy Warhol.
Vi appaiono immagini in sequenza di una sconcertante fissità
nel tentativo di illustrare una serialità distruttiva.
La lente ha stretto il suo sguardo su pezzi di plastica
quasi a volerli penetrare, a volerli interrogare, a tentare di riunire,
a tentare di ascoltare i balbettii di un mondo umano che si frantuma e si perde ogni giorno.
L’occhio fotografico insiste e cerca una spiegazione, ma rimane inchiodato a terra.
Ciò che vediamo sono pezzi di plastica, frattaliche esistenze che giacciono
a testimoniare un illusione, ma ancor più un dolore e un vuoto incolmabile.
Sono pezzi di plastica tra gli aghi di pino che stentano a stendersi, a spiegarsi
che lasciano pieghe anche nell’anima. Parlano di un uomo in ginocchio che ha smesso di creare.
Evocano aghi che finiscono per assomigliare a chiodi.
Qui il tempo sembra essersi fermato e non aver voglia di svolgersi oltre. Qui non c’è altrove.
Qui c’è troppo qui. Nulla sembra mutabile.
Qui la compulsione si vede tutta, in tutto il suo senso tragico.
La ripetizione si ripete e non smette di riproporsi all’infinito.
Qui si celebra la vita e la morte in un unico istante.
Menti e corpi cercano ogni istante la vita in una palletta.
La droga ha bisogno di involucri e di solerti confezionatori,
ma anche di bambini eccitati davanti al pacco regalo.
Mani sudate hanno scartato convulsamente palline di droga alla ricerca del tutto e del niente.
Niente può diventare più importante di una dose.
Quei pezzi di plastica lasciati a terra sembrano farfalle cadute,
bollini di una tragica raccolta punti, spasmi di vita sparsi.
Nascondono pallottole in cerca di pistole. E’ la scena macabra di una sparatoria.
Ritorna drammaticamente la fame di struttura.
La giornata di un drogato non si svolge mai, non si stende mai,
ma piuttosto si riavvolge su di sé, rimane accartocciata.
L’individuo si perde tra le mille pieghe della sua dipendenza.
Rimangono a terra solo gli scarti, senza un nome e un identità.
A noi non rimane che seguire le tracce di un benessere incerto
e di un malessere che non trova facilmente la sua fine.
Non rimane che immaginare il concepimento dell’uomo libero.
Antonio Bufano
Roma, lì 25 Aprile 2010
